Il bambino, come ogni essere umano, possiede cento linguaggi, cento modi di pensare, di esprimersi, di incontrare l’altro. I cento linguaggi sono metafore delle straordinarie potenzialità dei bambini.

(Reggio Children)

inglese

In molti considerano il bilinguismo una moda del momento, altri qualcosa di pericoloso che può confondere i bambini, soprattutto se si inizia troppo presto.
Nel caso in cui si è liberi da pregiudizi e ci si convinca dell’importanza di trasmettere ai più piccoli una seconda lingua, si può correre il rischio di affidarsi a metodi preconfezionati, standardizzati, uguali per tutti i bambini: storie da raccontare, canzoncine, cartoni animati.
Buonissime intenzioni, beninteso, ma nulla a che vedere con l’apprendimento individualizzato di cui un bambino avrebbe davvero bisogno e che si ispira al lapalissiano “si impara facendo”.

Noi de “L’Isola che non c’è” abbiamo provato ad andare oltre le ricette precostituite. Siamo cioè andati alla fonte, valorizzando il periodo sensitivo in cui si sviluppa nel bambino l’interesse per la lingua. Quello è un periodo florido e delicato: il bambino è nel primo anno di età ed è potenzialmente in grado di assorbire tutte le lingue alle quali viene esposto.

In questa delicata scoperta e ricerca ci siamo fatti guidare dalla grande scienziata Maria Montessori. La studiosa sostiene che il bambino agendo la lingua in modo naturale nel suo ambiente è in grado di assorbirne tutte le strutture grammaticali: «L’unico linguaggio che l’uomo impara perfettamente – ricordano gli insegnamenti di Maria Montessori – è senza dubbio quello acquisito nel primo periodo dell’infanzia, quando nessuno può impartire un insegnamento al bambino».

Proprio come accade con la lingua parlata dai genitori a casa e acquisita automaticamente, il bambino ha la capacità di istruire se stesso e di assorbire quanto gli accade intorno. «Il figlio parla la lingua dei genitori – faceva notare Maria Montessori – nessuno ha insegnato ai genitori, eppure egli saprà usare a perfezione il nome delle cose, i verbi, gli aggettivi». Allo stesso modo, per imparare un’altra lingua, il bambino avrà bisogno di condividere l’ambiente con un insegnante madrelingua.

Per poter rendere reale e applicabile nella scuola tale sacrosanto principio pedagogico, siamo convinti ci voglia una scuola diversa. Una scuola che sia realmente attenta ai bisogni del bambino, una scuola in cui l’ambiente sia ricco e stimolante, una scuola in cui educatrici ed insegnanti sono dalla parte del bambino, ne conoscono perfettamente le sue fasi di sviluppo e crescita e si impegnino concretamente per rendere l’apprendimento un percorso individualizzato, dove ogni giorno ci si interroga su quali sono i reali bisogno del singolo bambino e si agisce per soddisfarli.

Ecco perché abbiamo deciso di creare per i nostri bambini un ambiente preparato ad hoc, dove possano assimilare qualsiasi cultura diffusa nell’ambiente che li circonda.
Nella nostra scuola si parla semplicemente in inglese in modo che i piccoli presenti possano assimilarlo senza alcuna fatica o imposizione.

La scuola montessoriana è una scuola di questo tipo, una scuola diversa realmente attenta e dalla parte dei bambini, dove tutto dall’ambiente alle insegnanti è al servizio del bambino e del suo irrefrenabile bisogno di sviluppo, crescita e apprendimento.